Comune di Atina

Storia del Comune

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Atina
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Storia del Comune

gonfalone con stemma e scritta


Comune di Atina


Sede Istituzionale: Piazza Saturno, 1 – CAP 03042
Centralino 0776.60091 – fax 0776.609191

Delegazione: Piazza Volsci
Centralino: 0776.62881
 

 

Distanza da Frosinone: Km 50 circa
Nome: Atina
Provincia: Frosinone
Superficie: kmq 29,82
Altitudine minima: m 319 slm
Altitudine massima: m 1253 slm
Altitudine del capoluogo: m 490 slm
Abitanti: 4557

Pianta del comune di Atina (1987)
Stemma del comune di Atina - Riconosciuto con Decreto del Capo del Governo 18 febbraio 1934-XII (1)(2)
La Città e la Storiaatina dall'alto                                                          

Atina è un comune italiano di 4549 abitanti appartenente alla provincia di Frosinone, nel Lazio.
E’ situata nel cuore delle Mainarde, a 490 metri s.l.m., alle pendici del colle di S. Stefano, sperone del monte Prato che chiude a sud-est la Valle di Comino, un’ampia conca appenninica formata dall’alto bacino del fiume Melfa e dal torrente Mollarino che si estende per circa 325 Kmq e che vanta secoli di storia e luoghi ancora poco noti ma non per questo meno autentici o suggestivi. Il territorio comunale è di ha. 2980.
La città si sviluppa su tre aree: il centro storico (dove, sui resti dell’antica città romana, ebbe origine l’abitato tardo medioevale e moderno) , il Colle e Atina Inferiore, sorta nel secondo dopoguerra vicino al ponte sul fiume Melfa.
Fino al 1927 faceva parte della provincia di Caserta (o Terra di Lavoro) istituita nel 1861 dal Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia il quale conservò le circoscrizioni borboniche istituite nel 1816 da Gioacchino Napoleone.
Durante la seconda guerra mondiale la città subì la distruzione di numerose chiese e abitazioni, anche storiche.

CENNI STORICIatina che vince il tempo stampa di solimena

Secondo la leggenda fu fondata da Saturno, dio dell’Olimpo, che, costretto a fuggire dalla Grecia, si nascose nel Lazio dove diede vita ad una favolosa “età dell’oro”, fondando cinque grandi e feconde città, tra cui Atina. La città antica era cinta da un esteso circuito murario costituito da enormi massi e distinto in due fasi costruttive : uno pre-romano in poligonale di I e II maniera e uno posteriore in poligonale di III e IV maniera. Alla considerazione del mistero sulla nascita di questi secolari e affascinanti blocchi di pietra fa eco la notizia di una antica importanza della città che ci giunge da un passo dell’Eneide di Virgilio dove Atina, definita potens, è chiamata a realizzare le armi nella imminente guerra dei latini contro Enea. Nel IV sec. a. C. il centro è sotto il controllo dei Sanniti i quali nel 293 furono sconfitti dalle legioni romane che ne devastarono il territorio. Assoggettata dai romani divenne Colonia iscritta alla tribù Teretina, poi ottenne la civitas sine suffragio e, solo dopo la morte di Cesare, ottenne la piena cittadinanza divenendo Municipio. In quell'epoca e nella successiva età imperiale, la cittadina ebbe un grosso sviluppo come testimonia il ricco patrimonio epigrafico che, oltre a confermare la presenza di numerosi personaggi di rango elevato, ci informa sulla esistenza di numerosi templi e culti dedicati a Cerere, Venere, Augusto. Certamente vi era un Foro con le Terme, i Bagni Imperiali, l’Acquedotto che raggiungeva la città attraverso un condotto che partiva dalle sorgenti Chiusi e, probabilmente, un anfiteatro. Sia in città che nel territorio sono avvenuti rinvenimenti di strade, statue e ville riferibili al I e II sec. d.C. ricche di pavimenti musivi come quello a tessere bianche e nere formato da quindici pannelli, di cui quattro raffiguranti una serie di eroi armati, ora in mostra nel salone del palazzo ducale o il mosaico policromo rappresentante Esione ed Ercole, conservato a Roma nel museo di Villa Albani.
In età cristiana fu sede vescovile. Primo vescovo fu S. Marco, dal 1799 venerato come patrono della città e convertito, secondo la leggenda, da San Pietro, suo conterraneo .
Fin dal 1140 ebbe una sede episcopale trasformata in seguito in prepositura, ovvero in una chiesa locale autonoma. I capi, chiamati preposti, venivano eletti dal clero atinate e confermati dal papa.
Le fonti storiche, al pari di quelle archeologiche, sono molto avare per i primi secoli del medioevo. Al VII secolo risale la prima menzione documentaria che definisce l’oppidum Atinem come una fortezza bizantina posta all’estremo confine tra il Ducato Romano e i territori longobardi meridionali: la sua funzione strategica consisteva nel difendere Sora alle spalle e nel controllare l’asse stradale di origine romana della via Sferracavalli, tramite il controllo del passo fortificato di Cancello. L’importanza del passaggio obbligato verso il meridione è confermata con l’unificazione normanna e la nascita del Regno Meridionale durante il quale la città, insieme alla valle di Comino, si trova coinvolta nelle guerre che segnano il passaggio dalla fase normanna a quella sveva e successivamente a quella angioina e aragonese. La storia della città si intreccia, dunque, con le vicende del Ducato di Benevento, della Contea di Capua, dei Conti di Aquino e della famiglia angioina dei Cantelmo. Dopo l’acquisto del ducato di Alvito da parte dei Gallio (1595), ultimi feudatari della Valle di Comino, l’abitato ebbe un periodo di stabilità politica, un notevole sviluppo edilizio fuori le mura con la costruzione di palazzi signorili e nuove chiese, un potenziamento della viabilità e la costruzione di un ponte sul fiume Melfa, formato, all’epoca, da 5 pilastri e 4 campate realizzati con la riutilizzazione del materiale archeologico proveniente dalla località San Marciano.
Dopo l’eversione della feudalità, decretata dai francesi nel 1806, il paese continuò ad essere il polo di sviluppo economico della valle: si ricostruì la strada Sferracavalli (1824), si edificò la cartiera (1845), si impiantò il cimitero (1849 ) e la Reale Ferriera (1854) Alla fine del XIX sec. il tessuto urbano si sviluppò lungo via S. Nicola e la via Sferracavalli.
Nel 1848 Atina fu attraversata da ideologie liberali - unitarie grazie al ruolo svolto dalla famiglia Visocchi che, dopo l’unità d’Italia, fu indiscussa protagonista della vita politica ed economica dell’abitato.
Nella seconda metà dell’Ottocento furono aperte scuole primarie, una scuola di disegno “per artieri“ e una delle prime banche popolari della Terra di Lavoro.
La città moderna è caratterizzata da emergenze architettoniche che testimoniano la sua ricchezza storica e che si aprono quasi tutte lungo il fronte edilizio del palazzo Cantelmo: la Cattedrale Santa Maria Assunta, il Palazzo Prepositurale, le residenze dei Visocchi, dei Fasoli, dei Palombo. Nel tessuto abitativo minore emergono l’ex convento di San Francesco, il Museo Civico Archeologico, numerosi resti di epoca romana. Gli ultimi decenni hanno assistito alla crescita del nuovo nucleo urbano di “Ponte Melfa” dove sono situate le più importanti realtà di carattere turistico, artigianale e commerciale, oltre a importanti sedi politico-amministrative della Valle.

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